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Conoscere e prevenire il tumore del cavo orale

Il tumore del cavo orale è tra le forme tumorali più diffuse al mondo ed ogni anno, un’adeguata prevenzione e soprattutto una diagnosi precoce, sono gli unici strumenti capaci di garantire uno standard di sopravvivenza dell’80%.
Colpisce le cellule di rivestimento della bocca, sviluppandosi più frequentemente su lingua, mucosa delle guance, pavimento della bocca, orofaringe e tonsille.
Rappresenta il 5% dei tumori nell’uomo e l’1% nella donna ma la sua incidenza complessiva è in aumento.
In Italia fa registrare ogni anno oltre 9.000 nuovi casi con una mortalità, a 5 anni dalla diagnosi, di oltre il 43%. Quando però questo tumore è intercettato e curato nella sua fase iniziale è possibile ottenere un tasso di guarigione di oltre l’80%, con interventi terapeutici poco invasivi.
Da qui la fondamentale importanza di un’adeguata prevenzione e di una diagnosi precoce. Nella sua fase iniziale, il tumore del cavo orale si presenta frequentemente attraverso lesioni pre-cancerose come macchie o placche bianche e/o rosse, piccole erosioni o ulcere all’interno della bocca.
L’auto-esame della bocca è uno strumento fondamentale per la prevenzione. Il tumore del cavo orale si presenta nella maggior parte dei casi come una modificazione di colore della mucosa che normalmente sono rosee e morbide alla palpazione. Le sedi maggiormente colpite sono la lingua e il pavimento della bocca, oltre alle zone di confine con la faringe. Oltre alle “macchie sospette”, tra i sintomi che potrebbero suggerire la presenza di questa neoplasia ci sono dolore o bruciore di natura sconosciuta persistente alle labbra, alla bocca o in gola, sanguinamento o intorpidimento all’interno della bocca, mal di gola che non guarisce o sensazione della presenza di un corpo estraneo in gola, difficoltà o dolore durante la masticazione o la deglutizione, modificazioni della voce, dolore alle orecchie, ferite o placche rosse o biancorossastre che sanguinano e tardano a rimarginarsi, difficoltà crescente a una corretta masticazione.
Sottoporsi a uno screening puntuale e periodico, eseguito da uno specialista, è fondamentale per capire se queste lesioni siano una patologia non evolutiva o se rappresentino lo stadio iniziale di un vero e proprio tumore. 
Fattori di rischio: Fumo e alcol sono tra i primi fattori di rischio del tumore del cavo orale: nel 75% dei casi, infatti, questa forma di carcinoma è legato all’abuso di queste sostanze. La loro combinazione, in particolare, aumenta la probabilità di sviluppare la malattia di ben 15 volte. Il 90% dei soggetti affetti da carcinoma orale sono fumatori abituali. Altri fattori di rischio da non sottovalutare riguardano la presenza di alcune infezioni, specie quelle causate dal Papilloma Virus (HPV 16) che colpiscono prevalentemente i giovani. La causa principale è rappresentata dal sesso orale non protetto. L’eccessiva esposizione ai raggi solari può essere responsabile della comparsa di carcinomi alle labbra.
Una dieta povera di frutta e verdura, che determini carenze vitaminiche importanti, può essere anch’essa un nemico per la salute del cavo orale. Fondamentale è il ruolo delle vitamine antiossidanti A, C ed E, contenute nella verdura e nella frutta di colore rosso, giallo e verde, in grado di eliminare radicali liberi dalle cellule danneggiate. Un adeguato supporto di nutrienti variati, appartenenti alla cosiddetta dieta mediterranea, oltre che un corretto assorbimento di ferro, vitamina B12 e acido folico rappresentano fattori di estrema importanza nella prevenzione di questa forma tumorale.


Le radiografie dal dentista sono sicure

Le radiografie dal dentista sono sicure e non provocano il tumore, le conferme dal Ministero della Salute “Le notizie dei presunti danni alla salute per l’esposizione ai raggi durante le radiografie dal dentista sono una fake news”.A dirlo sono i dentisti ANDI a proposito di quanto pubblicato dalla stampa sul tema della presunta pericolosità delle radiografie da parte del dentista.
È corretto sensibilizzare i pazienti affinché richiedano che eventuali tomografie computerizzate (le cosiddette TAC) siano eseguite solo se necessario, spiegano i dentisti ANDI, ma questi esami vengono svolti in casi eccezionali, solo per preparare
importanti interventi di riabilitazione e non come esami di routine.
Le normali “lastrine”, le piccole radiografie che il dentista esegue per verificare lo stato di salute di un singolo dente hanno una emissione di radiazione quasi inesistente, come rilevano anche le linee guida che il Ministero della Salute ha pubblicato
di recente.
Rimane corretto evidenziare, fanno notare da ANDI, come l’esame radiografico debba essere eseguito solo quando necessario e non per ogni visita come molte pubblicità di centri odontoiatrici propongono per attirare l’attenzione di ignari cittadini.
Questo rappresenta un abuso del presidio diagnostico che dev’essere impedito, soprattutto se il paziente viene sottoposto all’esame senza una visita preliminare da parte di un dentista regolarmente abilitato, che ne giustifichi la prescrizione.
Sul fronte rischi per la salute, ANDI ricorda che gli apparecchi radiografici presenti negli studi sono controllati con cadenza biennale da tecnici specializzati, che confermano regolarmente che gli apparecchi per radiografie endorali e gli ortopantomografi oggi in uso emettono pochissime radiazioni e i presidi utilizzati negli studi sono assolutamente idonei a proteggere i pazienti. L’esame radiografico viene eseguito seguendo i principi di giustificazione ed ottimizzazione previsti
dalla legge 187/2000 ed escluso in particolari situazioni, come ad esempio per le donne in gravidanza o i malati di tumore.
Se si viene a conoscenza di uso non necessario va assolutamente segnalato alle autorità competenti perché intervengano.


Spazzolino elettrico o spazzolino manuale

Dottore, ma è meglio lo spazzolino elettrico o quello manuale?
E’ la domanda che i dentisti si sentono fare più spesso durante le sedute di igiene e quelle di insegnamento alle corrette pratiche di igiene orale domiciliari.
Una domanda che sembra banale ma che non lo è, come molto personale è la risposta.
Per dare una corretta risposta bisogna ricordare che la placca dentale è un biofilm che va disgregato con una azione meccanica e che il ruolo del dentifricio è di protezione ma non di rimozione.
La scelta dello strumento per la rimozione della placca - spazzolino elettrico o manuale - è essenzialmente legata alla “manualità” del paziente, alla sua capacità di utilizzarlo.
Indubbiamente lo spazzolino manuale, usato correttamente, consente di controllare meglio il movimento e quindi di andare a pulire con precisione determinate zone. Inoltre la varietà di prodotti in commercio permette al dentista di prescrivere lo
spazzolino più adatto alle esigenze cliniche del singolo paziente. Quello elettrico è sicuramente più “comodo” da utilizzare ed è adatto alle persone che faticano più di altre a spazzolare, per esempio bambini e persone anziane.
Ha una buona azione pulente anche negli spazi interdentali ed una maggiore capacità di rimuovere pigmenti superficiali riducendo la formazione del tartaro. La scelta quindi dipende da molti fattori ed il vostro dentista ANDI saprà sicuramente
consigliarvi. La scelta e l’efficacia dell’uso è variabile e dipende molto dalla manualità del paziente, dall’anatomia della dentatura, dalla patologia predominante, dalla situazione delle gengive. Indifferentemente poi dallo strumento che si utilizza,
fondamentale rimane il modo di utilizzarlo ed il tempo. Sia quello elettrico che manuale devono essere utilizzati per un tempo che va dai 2 ai 3 minuti, spazzolando con metodo ogni quadrante delle arcate dentarie e devono essere sostituiti ogni 3-4 mesi oppure ogni volta che le setole risultino piegate per non danneggiare le gengive.


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